UniTus Logo

Cos'è un archivio aperto?

Un archivio aperto è un deposito, liberamente accessibile e consultabile, in cui vengono inseriti i risultati del lavoro svolto all'interno di una istituzione di ricerca.

Nel caso di UniTus DSpace, i contenuti inseriti comprendono articoli, pre-print, post-print, tesi di dottorato e altri materiali prodotti da docenti, ricercatori, assegnisti e dottorandi dell'Università degli Studi della Tuscia, o relativi a progetti di ricerca sviluppati con il sostegno dell'Ateneo.

L'accesso aperto e le università

"La nostra missione di disseminazione della conoscenza è incompleta se l’informazione non è resa largamente e prontamente disponibile alla società. Occorre sostenere nuove possibilità di disseminazione della conoscenza, non solo attraverso le modalità tradizionali ma anche e sempre più attraverso il paradigma dell’accesso aperto via Internet. Definiamo l’accesso aperto come una fonte estesa del sapere umano e del patrimonio culturale che siano stati validati dalla comunità scientifica. Per mettere in pratica la visione di un’istanza globale ed accessibile del sapere, il Web del futuro dovrà essere sostenibile, interattivo e trasparente. I contenuti ed i mezzi di fruizione dovranno essere compatibili e ad accesso aperto."

Dalla Dichiarazione di Berlino per l'accesso aperto alla letteratura scientifica. La Dichiarazione di Berlino è stata fatta propria dalla quasi totalità delle Università italiane attraverso la Dichiarazione di Messina del 2004.

Tutti i materiali di questo sito sono distribuiti con licenza Creative Commons BY-NC 2.5.

Potete dunque liberamente riutilizzarli e modificarli, purché sia citata la fonte.

FAQ - Domande frequenti
sull’archivio aperto istituzionale (Open Archive)
dell’Università della Tuscia

 

Cos’è UniTus DSpace?

Unitus DSpace è l’archivio aperto (Open Archive) istituzionale dell’Università degli Studi “La Tuscia” di Viterbo. L’archivio è raggiungibile all’indirizzo http://dspace.unitus.it e raccoglie, in comunità e collezioni distinte per tipologia dei materiali e struttura di provenienza:

  • i prodotti delle attività di ricerca di docenti, ricercatori, dottori di ricerca e dottorandi dell’Università della Tuscia: libri, articoli, pre-print, post-print, relazioni, brevetti ecc.; ove per motivi di diritti non sia possibile l’inclusione dei testi integrali, si raccomanda comunque l’inclusione dei dati bibliografici, accompagnati da indice, abstract ed eventualmente dalle sezioni introduttive del lavoro;
  • il testo integrale delle tesi di dottorato discusse presso l’Università della Tuscia;
  • il testo integrale delle tesi di laurea discusse presso l’Università della Tuscia, limitatamente a quelle considerate di particolare valore e interesse (‘dignità di stampa’) e subordinatamente all’autorizzazione dell’autore e del relatore;
  • in apposite collezioni separate da quelle dedicate ai prodotti dell’attività di ricerca, materiali didattici distribuiti in forma aperta dai docenti dell’Ateneo (Open CourseWare);
  • pubblicazioni e documentazione relativa a progetti, anche esterni, sviluppati in collaborazione con l’Ateneo o che l’Ateneo giudichi di particolare rilievo culturale.

 

Perché UniTus DSpace?

L’università della Tuscia aderisce ai principi dell’accesso aperto ai saperi e alle conoscenze (Open Access), ed è tra gli atenei italiani firmatari della Dichiarazione di Messina (2004), che sollecita la libera distribuzione e circolazione dei prodotti delle attività di ricerca finanziate con denaro pubblico. L’archivio aperto istituzionale è uno strumento per conservare, descrivere e distribuire tali materiali, assicurando ad essi adeguata visibilità nazionale e internazionale, e promuovendo la visibilità scientifica internazionale sia dei singoli ricercatori, sia dell’Ateneo. L’ Open Archive dell’Università della Tuscia è nato nel 2005, fra i primi in Italia, da un progetto pilota della Facoltà di Lingue e letterature straniere moderne. E’ gestito in collaborazione con il CASPUR, e utilizza il software open-source DSpace, creato per iniziativa del MIT.

 

L’inserimento di un contenuto (articoli, pre-print, post-print ecc. ) all’interno dell’Open Archive equivale a una pubblicazione?

I contenuti inseriti in Open Archive, come quelli di qualunque sito web,  sono tecnicamente ‘pubblicati’ nel senso di ‘resi pubblici’, ma l’Open Archive non è una rivista elettronica o una pubblicazione registrata: è un deposito. Molti dei contenuti inseriti in Open Archive avranno presumibilmente una loro sede di pubblicazione, che sarà indicata nella loro descrizione.

 

Chi seleziona quali contenuti inserire in Open Archive?

I singoli docenti e ricercatori abilitati all’immissione. L’Open Archive vuole testimoniare l’insieme della ricerca prodotta dall’Ateneo attraverso tutti i suoi docenti e ricercatori,  e non solo la ricerca di eccellenza. La responsabilità dei contenuti inseriti è esclusivamente dei loro autori.

 

Sono un docente, ricercatore, dottorando o dottore di ricerca afferente a una delle strutture dell’Ateneo. Come posso fare per inserire i miei prodotti della ricerca (libri, articoli ecc.) nell’Open Archive?

Segui le indicazioni della guida all’autoarchiviazione su UniTus DSpace.

 

Quali contenuti posso inserire nell’Open Archive?

Tutti i contenuti che ritieni rappresentino prodotti utili della tua attività di ricerca: libri ed articoli, ma anche pre-print (versioni preliminari di un articolo), post-print (versioni riviste di un articolo), relazioni, ecc. Ovviamente, tieni conto che l’inserimento in Open Archive implica una forte visibilità internazionale del tuo lavoro (su motori di ricerca ecc.); evita dunque di inserire contenuti che tu stesso reputi di scarso valore o significato, o in uno stadio di elaborazione ancora embrionale. Il panorama della tua produzione scientifica testimoniata dall’Open Archive corrisponde un po’ al tuo biglietto da visita internazionale come ricercatore.

 

Ma non ci sono problemi di diritti? Quali contenuti posso inserire senza violare i diritti della rivista o della casa editrice che li ha pubblicati?

E’ bene distinguere due casi. Il secondo caso è a sua volta distinto in sottocasi.

  • se non hai firmato nessun contratto relativo alla pubblicazione, il diritto d’autore su quanto hai scritto è tuo: puoi tranquillamente inserire integralmente il contenuto in Open Archive. Attenzione:  il diritto sul contenuto è tuo, ma quello relativo all’impaginazione tipografica è della rivista o della casa editrice. In questo caso, si suggerisce di inserire nell’Open Archive il proprio file (pre-print) e non l’impaginato, a meno di non avere una autorizzazione relativa all’inserimento dell’impaginato.
  • se hai firmato un contratto, dovrai verificare se la rivista o la casa editrice consentono l’inserimento in un archivio aperto istituzionale di quanto da loro pubblicato. Ci sono varie possibilità: l’inserimento può essere consentito senza restrizioni, può essere consentito dopo un periodo di embargo (di norma sei mesi o un anno), o può essere vietato. A volte, è consentito l’inserimento della versione precedente la revisione dei peer-reviewer editoriali (pre-print), ma non della versione rivista per la pubblicazione (anche se è possibile inserire a parte un file di correzioni, ed è comunque raccomandabile un link alla versione pubblicata, se disponibile – eventualmente anche a pagamento – in rete). Nel caso dei libri, dovrai consultare il contratto firmato con l’editore.

 

Sembra complicato! Come posso sapere se la rivista o la casa editrice con cui ho pubblicato consente o no l’inserimento dei contenuti nell’archivio aperto istituzionale, e a quali condizioni?

Non è necessariamente complicato: se hai pubblicato su una rivista o con una casa editrice internazionale, puoi scoprirlo attraverso una semplice ricerca sulla banca dati Sherpa/Romeo (raggiungibile dalla pagina http://www.sherpa.ac.uk/) . Per le riviste vai alla pagina Romeo (http://www.sherpa.ac.uk/romeo/), e inserisci il nome della rivista. Otterrai una scheda con l’indicazione delle politiche adottate da quella rivista rispetto all’archiviazione da parte dell’autore nel proprio archivio istituzionale.
Basi dati simili esistono per alcuni paesi anche su base nazionale (ad esempio, per la Spagna il sito di riferimento è http://www.accesoabierto.net/dulcinea/). Per le riviste italiane non esiste ancora una risorsa di questo tipo, ma si spera possa nascere presto. Nel frattempo, se la rivista o l’editore con cui hai pubblicato non sono presenti su Sherpa/Romeo, potrai consultarli direttamente per chiedere indicazioni sulle loro politiche relativamente all’autoarchiviazione su archivio aperto istituzionale.

 

Ma vale davvero la pena fare queste ricerche? Probabilmente la maggior parte delle riviste e degli editori non consentono l’inserimento in forma aperta dei contenuti che hanno pubblicato.

Non è vero: attualmente oltre il 94% delle riviste internazionali e circa il 63% degli editori consentono (eventualmente dopo un periodo di embargo) l’autoarchiviazione dei contenuti da parte degli autori sugli archivi aperti istituzionali della loro istituzione di appartenenza. E lo fanno per due buoni motivi: rendere più visibili i contenuti che hanno pubblicato, ed… evitare di perdere i loro autori: gli autori, infatti, hanno poco interesse a pubblicare per riviste ed editori che rendono troppo costoso e complesso l’accesso ai loro lavori, e ne impediscono una adeguata reperibilità in rete, diminuendone la visibilità internazionale.

 

Cosa posso fare se la rivista o la casa editrice con cui ho pubblicato NON consente l’autoarchiviazione?

Anche se non puoi inserire il testo completo del tuo lavoro, puoi comunque inserirne i dati bibliografici, accompagnati da un file con indice e/o abstract; nel caso di un libro, le case editrici di norma consentono l’inserimento anche dell’introduzione e/o del primo capitolo.

 

L’inserimento di un mio lavoro all’interno dell’open archive non lo rende più facilmente soggetto al plagio?

Al contrario! L’inserimento in Open Archive da un lato costituisce una ulteriore testimonianza della tua paternità intellettuale, permettendo a chiunque di venirne a conoscenza, e dall’altro rende molto più facile scoprire eventuali plagi del tuo lavoro, grazie alla sua indicizzazione da parte dei principali motori di ricerca. L’unica accortezza, evidentemente, è quella di evitare di inserire il testo completo di ricerche non ancora pubblicate contenenti dati specifici su brevetti in corso di registrazione (in questi casi, è anche possibile prevedere un embargo temporale).

 

È meglio inserire il testo completo del lavoro, o solo i dati bibliografici?

Se non ci sono impedimenti legali (vedi sopra), la strada da seguire è senz’altro quella dell’inserimento del testo completo: il lavoro avrà più visibilità, sarà indicizzato dai principali motori di ricerca (inclusi quelli specializzati nella produzione accademica, come Google Scholar), e avrà una diffusione assai maggiore di quanto non potrebbe garantire la sola pubblicazione a stampa. L’inserimento dei dati bibliografici accompagnati da abstract o indice o da una sezione parziale del lavoro è raccomandata solo nei casi in cui ci fossero effettivi ostacoli di copyright all’inserimento completo (esempio tipico sono i libri ad alta tiratura, pubblicati da case editrici commerciali).

 

Ma non basta l’inserimento dei dati relativi alle pubblicazioni sul sito CINECA? Perché devo fare lo stesso lavoro due volte?

Il sito CINECA non è un Open Archive: non consente l’inserimento del testo completo dei lavori, e al momento non soddisfa quello che è un requisito fondamentale per un deposito istituzionale dei prodotti della ricerca: permettere anche a servizi esterni (ad esempio servizi di indicizzazione, come Google Scholar) di raccogliere (harvesting) e aggregare i dati. In sostanza, al momento i dati bibliografici inseriti sul sito CINECA non sono visibili dall’esterno, se non per specifiche esigenze istituzionali e da parte di soggetti accreditati. Sono utilizzati per alcune procedure di valutazione, ma non offrono un accesso aperto ai prodotti della tua attività di ricerca, e non ti garantiscono nessuna visibilità internazionale. Al contrario, gli archivi aperti come UniTus DSpace, usando formati standard e internazionalmente riconosciuti per i dati che descrivono i tuoi lavori e per la loro interrogazione e raccolta, consentono di aggregare i dati di più depositi, permettendo ricerche integrate e la realizzazione di servizi comuni. E’ un po’ come raccogliere e unire gli schedari di più biblioteche: si può fare solo se le schede sono fatte nello stesso modo e prevedono gli stessi campi di dati. Nel caso degli Open Archive, le ‘schede’ sono fatte tutte nello stesso modo, e i sistemi informatici che le gestiscono parlano tutti la stessa lingua (tecnicamente, si chiama ‘protocollo OAI-PMH’).
E’ evidentemente auspicabile che in futuro anche il CINECA adotti gli stessi standard: in questo modo, sarà possibile trasferire in maniera automatica i dati inseriti nell’archivio aperto anche all’interno del database CINECA, evitando di doverli inserire due volte.

 

Ho seguito il tutorial, ma ancora non mi è ben chiaro come devo riempire il campo 'Citation'

Il campo 'Citation ' (che appare solo se nella prima pagina hai indicato che l'item è stato precedentemente pubblicato o distribuito) va riempito con i dati che inseriresti se dovessi citare il tuo lavoro in una bibliografia. Dunque, ad esempio, per gli articoli di una rivista includi il nome dell'autore o degli autori, il titolo dell'articolo (fra apici doppi), il titolo della rivista (fra apici singoli), il numero del volume ed eventualmente del fascicolo, la data, le pagine. Per i capitoli di un libro, includi autore/i o curatore/i del libro, il titolo del libro (fra apici doppi), l'autore/i del capitolo o della sezione (presumibilmente tu), il titolo del capitolo o del contributo, luogo di pubblicazione, editore, data e pagine. Per un libro, basteranno nome dell'autore/i, titolo (fra apici doppi), luogo di pubblicazione, editore, data e pagine.

E' vero, molti di questi dati li devi inserire anche in campi indipendenti. Ma qui li raccogli tutti insieme, in forma unitaria: in questo modo semplifichi la vita a chi vuole citare il tuo lavoro (dovrà solo copiare e incollare), e facilitare le citazioni del proprio lavoro è sempre un vantaggio!

 

Vorrei saperne di più: potete darmi qualche indicazione su siti o risorse che approfondiscano gli argomenti trattati in queste FAQ?

Un testo molto utile e accessibile su questi temi è Mauro Guerrini, Gli archivi istituzionali. Open access, valutazione della ricerca e diritto d'autore, a cura di Andrea Capaccioni, con saggi Antonella De Robbio, Roberto Delle Donne, Rosa Maiello e Andrea Marchitelli, Milano, Editrice Bibliografica, 2010. Il primo capitolo del libro è disponibile gratuitamente in rete all’indirizzo http://www.bibliografica.it/dettaglio.php?da=index.php&prod_id=270. Più complesso e specifico, in particolare per quanto riguarda le tematiche legate al diritto d’autore e alla comunicazione scientifica, ma egualmente prezioso è il volume di Antonella De Robbio, Archivi aperti e comunicazione scientifica, Napoli, Clio Press, 2007 (il volume può essere scaricato gratuitamente in formato PDF dalla pagina http://www.storia.unina.it/cliopress/derobbio.htm). Una introduzione sintetica alle problematiche dell’accesso aperto e al mondo degli Open Archive è in Maria Grazia Franceschini e Piero Innocenti, Open Access e Open Archive: motivazioni, problematiche, applicazioni, in “Culture del testo e del documento: le discipline del libro nelle biblioteche e negli archivi””, 8., 2007, n° 24, p. 105-114 (disponibile integralmente su UniTus DSpace alla pagina http://dspace.unitus.it/handle/2067/429). Un’attenzione specifica all’archivio aperto dell’Università della Tuscia e alla sua storia è in Maria Grazia Franceschini, Livia Saldicco e Federico Meschini, L'Open Archive della Tuscia: un ponte tra docenti e biblioteca, in "Culture del testo e del documento: le discipline del libro nelle biblioteche e negli archivi", 10., 2009, n° 28, p. 5-26 (disponibile integralmente su UniTus DSpace alla pagina http://dspace.unitus.it/handle/2067/696). Una lista degli archivi aperti istituzionali italiani, un motore di ricerca integrato sui loro contenuti, e ulteriori informazioni e notizie sul mondo Open Archive e Open Access sono disponibili sul portale Pleiadi, realizzato da CASPUR e CILEA e raggiungibile all’indirizzo http://www.openarchives.it/. Una sezione di informazioni sull'Open Access e la sua importanza per la ricerca è disponibile all'interno delle pagina del nostro sistema bibliotecario di Ateneo, alla pagina http://www.biblioteche.unitus.it/index.php?option=com_content&view=article&id=47&Itemid=8; FAQ simili a questa, ma più analitiche e articolate nella presentazione delle tematiche legate all’accesso aperto, sono disponibili, ad esempio, all’interno dell’Open Archive dell’Università Orientale di Napoli, all’indirizzo http://opar.unior.it/faq.html, e dell'Università di Torino, all'indirizzo http://library.unito.it/progetto.php?link=dep&page=05. Molte indicazioni e moltissimi link utili sono anche nel documento Cosa puoi fare per promuovere l'Open Access (traduzione parziale di "What you can do to promote Open Access" di Peter Suber), anch'esso inserito in rete dall'Università di Torino.

Infine, per capire quanto importante possa essere l'uso dell'Open Archive per la promozione e la valorizzazione dei propri lavori, si può consultare la vasta bibliografia presente all'indirizzo http://opcit.eprints.org/oacitation-biblio.html.

 

OK, mi avete convinto. Come posso fare per inserire i miei lavori? In che formato devono essere? Di quali dati ho bisogno? Chi mi aiuta?

Consulta la guida all’autoarchiviazione dei contenuti su UniTus DSpace. Per una descrizione passo passo delle procedure da seguire, guarda i video tutoriali sull'iscrizione all'Archivio e sull'inserimento dei contenuti. Per ogni problema, rivolgiti all'Help Desk al numero 0761-357513 (interno 513)

 

 

Free Dreamweaver Templates | Cheap Web Hosting | Car Insurance Quotes